novità

Con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura delle Differenze e Pari Opportunità

Progetto La Terra è viva. Viva la Terra!
2003 Anno Internazionale dell'acqua
2004 Anno Internazionale del Riso

Sotto l'Albero del Pane

Spettacolo teatrale per narr-attrice e musicista
Con Evelina Pershorova e Fabio Isella

scritto e diretto da
SERENA SARTORI
IL PROGETTO
Con il Progetto La Terra è viva. Viva la Terra! cercheremo di aprire un dialogo con il giovane pubblico su uno degli Obiettivi di Sviluppo del
Millennio: eliminare la povertà estrema e la fame, tenteremo di destare l’interesse sull’importanza di parlare dei diritti umani e in primo luogo
del diritto all’alimentazione, visto che ci sono ancora oltre 800 milioni di persone che soffrono per la mancanza di cibo.
Volgeremo lo sguardo anche a tematiche legate all’ambiente, quali l’importanza dell’acqua come diritto di ogni individuo poiché essenziale alla vita umana, alla salute e alla sopravvivenza.

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P1010442.jpgPERCHE’
I media ogni giorno imperversano con notizie agghiaccianti sulle condizioni del pianeta: fame, ingiustizie, dittature, catastrofi ecologiche, guerre, genocidi, rapimenti, notizie che rischiano di creare nei giovani e nei bambini un senso crescente di angoscia e impotenza e quindi confusione e sfiducia nel futuro. Noi pensiamo che la cultura debba occuparsi di dare ai giovani una speranza attiva, un senso di responsabilità che si sostituisca all’ impotenza, un senso di futuro che li veda protagonisti di una diversa visione della vita e delle cose. Per questo esistono da sempre le storie, le fiabe, i miti. E per questo noi creiamo spettacoli.

LO SPETTACOLO
Sotto l’Albero del pane …racconteremo una storia che viene da lontano, portata dal vento e dagli uomini che viene dalla Terra di tutte le terre, la
terra del Sole.
Un grande baobab evocato al centro della corte, una narr-attrice, un musicista e la storia prende vita…
“Quando i sassi erano pane esisteva una terra orgogliosa, la terra-di tutte- le terre…” E la narrazione si tesse con la musica in una continuità di trasformazioni che evocano terre lontane, esodi forzati, nuovi arrivi, possibili incontri.
Si racconta di un Leone arrivato da poco e il suo rapporto con le creature della terra straniera che lo ospita, tutti attorno ad una zuppa che cuoce e nell’attesa della condivisione del cibo la giocosa scoperta delle reciproche identità e differenze.
Una metafora moderna, attuale che la fiaba narra con quella consapevolezza simbolica che la rende eterna, universale, interculturale.

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Riflessioni di una regista
“Si parla sempre di più di cattiva distribuzione delle risorse, si parla di paesi ricchi e paesi poveri, si parla di fame nel mondo, fame da cui scaturiscono guerre, piccole guerre intestine e grandi guerre che coinvolgono l’intero pianeta …e da tutto questo tumulto…
Le oceaniche migrazioni, e…i conflitti che ne conseguono.
E genti e genti e genti che prendono i pochi stracci “ una valigia di cartone, due olive e una memoria che fa male all’anima “ e se ne partono alla ricerca di pane per i figli e la famiglia che resta, rischiando se necessario anche la morte ..
Per una speranza che è fatta di cibo e dignità…
Se ne parla, se ne scrive, se ne discute , se ne fa politica, anzi ci si divide politicamente sull’urgenza prioritaria di questo tema contemporaneo e attuale..
ATTUALE ?
Ma dimentichiamo che esistono miti, testi teatrali, leggende e fiabe che ovunque narrano di questa avventura umana? Da sempre, dalle origini della storia dell’umanità ad oggi il tema delle migrazioni necessarie , del lasciare la propria terra per la ricerca di pane e speranza, e della fatica del vivere altrove, viene narrato ed evocato in modo simbolico.
Da sempre … e questi racconti da sempre danno semplici suggerimenti per affrontare da esseri umani la propria responsabilità, giorno dopo giorno.
Senza delegarla solo alle scelte politiche ed economiche dei potenti della terra..
Così semplici consigli… che a volte se ne dimentica l’essenza.”
Serena Sartori

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rassegna stampa

Genere: teatro d'attore su musica
Linguaggi utilizzati: narrazione,musica etnica
Misure minime palco: 6 x 6 x 4 m
Oscurabilità: preferibile
Età consigliata: sc. elementare e media
Durata: un'ora circa

(Non) ho fame
ovvero La Volpe e la Cicogna

di e con Daria Anfelli e Evelina Pershorova
contrabasso e fidel Cyprian Komza

Teatro d'attore e musica dal vivo
Per scuola elementare e media

Lo spunto è il racconto di Esopo, ripreso da La Fontaine sulle amicizie ambigue della Volpe e la Cicogna, una favola che racconta dell'incapacità di considerare le differenze come valore e che mette in luce le possibili conseguenze di una miope o intenzionale ignoranza delle caratteristiche degli altri.
Nella favola la Volpe approfitta delle diversità della Cicogna per farle un ipocrita dispetto lasciandola affamata. E la Cicogna la ricambia con la stessa moneta. Ma nella nostra storia i protagonisti decidono di cercare una soluzione diversa alla loro relazione, perché entrambe dopo il pranzo mancato restano con l'amaro in bocca, e non solo per il cibo.
Troppa fatica costa la reciproca ostilità.
Dunque, una cicogna viaggiatrice giunta da lontano, in cerca di un futuro possibile, incontra una volpe residente e timorosa di perdere l'esclusivo diritto di cittadinanza.
Abitando forzatamente in una sorta di condominio teatrale i due personaggi intessono un dialogo fatto di tanti piccoli incontri/scontri, nei quali affiorano le differenze e le curiosità reciproche, le tensioni e la comicità, le paure e le chances insite  nelle novità della situazione.
Attorno alla musica eseguita dal vivo, anche con strumenti antichi, si scioglie il nodo delle paure e si scopre una strada percoribile e perfino piacevole per entrambe: la Cicogna e la Volpe danno un diverso finale alle loro vicende, un finale aperto a nuove prospettive, dove c'è posto per i loro diversi gusti, diversi sapori e diversi modi di essere e di vivere.

Hassan e Margherita

Spettacolo teatrale diretto da Serena Sartori
Con Evelina Pershorova, Valentina Sellaro e Fabio Isella
per scuola elementare e media

Molto, ma molto tempo fa, avrebbero potuto chiamarsi forse "Hansel e Gretel"

Hassan oggi viene da molto lontano, da una terra dove mangiare ogni giorno è una scommessa. Hassan ama il suo paese, ma un giorno ha sentito parlare di un luogo lontano, il paese di Bengodi dove ci sono casette di canditi, cioccolato e ogni ben di dio. Hassan decide di lasciare il suo paese per assaggiare quelle lecornie, ne è fatalmente attratto.

Lei, Margherita, vicino a quelle casette vi è nata e sa che un solo boccone di quelle pareti dolci scatena la presenza malefica, avida e crudele, che imprigiona e divora inesorabilmente. Margherita vuole cambiare la fiaba, e vuole condividere con Hassan un altro probabile cammino nel bosco


Una metafora arcaica e moderna che affronta il grande tema  del "benessere" e della "povertà", indignando altri modelli di vita, altri bisogni e altri cammini possibili.

La ricerca si basa sulla tesi di Serge Latouche (studioso di rapporti economici nord-sud) sintetizzate in particolare nell'opuscolo Come sopravvivere allo sviluppo

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MIGNOLINA NEL PAESE DEL SOLE
Liberamente ispirato al racconto di H.C.Andersen

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Spettacolo teatrale diretto da Serena Sartori
Con Evelina Pershorova, Valentina Sellaro e Fabio Isella
per scuola elementare e media
Una storia iniziatica  al femminile, una storia per cominciare il grande racconto della vita.
Un seme d1orzo, un fiore e una bambina piccola piccola. Piccola come le gocce di rugiada, come le briciole di pane, come le formiche.

Non più alta di un mignolo, eppure capace di affrontare un’avventura che la trascina letteralmente attraverso un mondo molto diverso dal fiore delicato e profumato dal quale è nata e dal guscio di noce in cui l’ha adagiata sua madre.

Rapita da casa Mignolina si ritrova in un pantano, e, dallo stagno fangoso del rospo all’albero dei maggiolini, dal bosco solitario alla tana sotterranea del topo, dalle gallerie  buie della talpa al dorso della rondine, affronta le tappe dell’iniziazione alla vita. Ogni incontro è una sfida che mette alla prova la sua capacità di essere se stessa e di ascoltare il proprio cuore.

Ma Mignolina non scambia il proprio cuore per un pezzo di pane, né la propria natura per una pelliccia vellutata e una casa calda: Mignolina segue il cuore, e compie un cerchio che la riporta verso se stessa, non indietro ma al proprio centro, alla sua vera casa, al Paese del Sole dove l’aspettano creature che le assomigiano e la accettano amorevolmente. Lì scopre di saper volare… E quel Paese somiglia tanto alla casa dove sua madre la sta aspettando da molto tempo…

fotoFra le pieghe di un enorme telo in movimento, che si trasforma ora in un fiore, ora in un giardino, ora in una tana sotterranea, o in una foglia volante, un’attrice racconta e vive la vicenda della piccola creatura nata da un seme d’orzo. In un gioco continuo di forme e azioni, evoca ogni luogo e ogni personaggio del viaggio iniziatico di Mignolina, accompagnata da presenze sonore, voci, fruscii, musiche e suoni misteriosi. 

 Mignolina nel  Paese del Sole è la storia della scoperta di sé e della propria forza interiore, a dispetto di ogni conformismo e paura della solitudine.

 

 

Storia di Acqua

Spettacolo per attrice, illustratore, musico e 6 litri d’acqua
"All’inizio ero piccino: un filo celeste fra l’erba e le foglie dei monti... Cominciai a crescere poco a poco. Mi piaceva sentire il muso delle mucche che venivano a bere. Le zampe delle anatre, nuotando, mi facevano il solletico. Andavo, andavo. Mi ero allargato e fatto più profondo... La notte sentivo i pesci starnutire dentro il mio letto. Ora, per attraversarmi, gli uomini dovevano costruire ponti, perché era t-a-n-t-a l’a-c-q-u-a, che per passare da una riva all’altra, non sarebbe più bastato fare un salto", leggiamo nel libro di Gek Tessaro.
Con questo progetto uniremo i diversi linguaggi (parola, movimento corporeo, musica e pittura) per raccontare/illustrare una storia. La storia di un ruscello che cresce, cresce fino a diventare… mare, oceano: "grande e dappertutto". Proprio come la storia di ognuno di noi, di Fabio e Mirco, di Elena e Davide, sì, come di Marina e Federico che crescono, crescono... Si allungano le gambe! E le braccia, le braccia arrivano al cielo, la testa si riempie di pensieri e loro non sono più bambini, sono diventati grandi! Racconteremo questa storia, la nostra, con leggerezza, entusiasmo e gioia, mescolando il colore alla musica e la voce alla danza come in quella specie di grande gioco bagnato che è la vita.

genere: teatro d’attore, musica ed illustrazioni dal vivo
dai 3 anni

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Foto di Giuseppe Bardaro © 2001

IL BRUTTO ANATROCCOLO

La delicata e famosissima storia di H. C. Andersen sarà raccontata svelando i dubbi e le incertezze che ogni "cucciolo" incontra sulla strada della crescita. I bambini verranno coinvolti nelle vicende del piccolo protagonista, dividendo con lui la dura realtà dell’intolleranza e della diffidenza per la diversità, ma vivranno anche il caldo abbraccio dell’amicizia. La drammaturgia è fedele alla fiaba originale: vengono narrati gli incontri del Brutto Anatroccolo con i personaggi principali, sottolineando il percorso di trasformazione del protagonista in un bellissimo cigno.
Lo spettacolo è realizzato attraverso la narrazione dell’attrice che si avvale dell’utilizzo di coloratissimi pupazzi. Azioni e personaggi sono valorizzati da filastrocche e canzoni create appositamente per lo spettacolo.

genere: teatro di figura
dai 3 anni

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